Sconto del 10% sul primo ordine! Spedizione GRATUITA per acquisti superiori a 35€!



Granato rosso attraverso la storia

Pubblicato da Eleonora Ornella Morolli il

Il nome del granato deriva dal latino granatus (grano), con probabile riferimento al melograno, i cui semi sono molto simili ai cristalli di granato rosso. Gli antichi associavano questa pietra al sangue e alla guerra ma anche alla sessualità, alla passione, al piacere e alla soddisfazione.

Nelle culture indigene brasiliane il granato veniva chiamato “sangue della terra”, visto il suo colore. Quindi, lo consideravano responsabile della fertilità del suolo e della ricchezza della vegetazione. Diverse tribù incastonavano queste pietre nelle loro armi per andare a caccia, mentre i loro sciamani trattavano le ferite con la stessa pietra.

Cambia di poco il periodo ma l’utilizzo della pietra no: nell’antico Egitto era di uso comune incastonare il Granato rosso nell’armatura dei faraoni, così da farne aumentare l’impulso guerriero.

Mentre nell’antica Roma le donne utilizzavano questo cristallo come gioiello per ammaliare uomini o lo immergevano nel vino per ringiovanire.

Inoltre, il Granato veniva spesso utilizzato dai viaggiatori perché considerato un forte talismano di protezione, in grado di illuminare la notte e di preservare chiunque lo indossasse da ogni sorta di male. Si racconta che persino Noè avesse una lanterna di Granato per guidare la sua arca nell’oscurità della notte. Infine, nel Medioevo il Granato veniva chiamato carbonchio e si credeva potesse donare luce e speranza alle anime che si trovavano nell’oscurità, oltre che proteggere dalla peste. Era considerata la pietra degli eroi, dedicata a coloro che si sono distinti nel sopportare dure prove per dimostrare il loro coraggio.

0 commenti

Lascia un commento

Si prega di notare che i commenti sono soggetti ad approvazione prima di essere pubblicati